DOVE DORMIRE

Hotel

DOVE MANGIARE

Ristoranti

LA CHIESA DI SAN ROCCO
Una storia piena di difficoltà e la poliedricità degli stili che la contraddistinguono fanno della Chiesa di San Rocco uno degli edifici religiosi più affascinanti della città e uno dei luoghi di culto più vicini alla popolazione contadina della città di Magenta
Sebbene non si abbiano notizie certe sulla data di realizzazione della Chiesa di San Rocco, essa risale probabilmente alla seconda metà del XV secolo, quando il culto per i Santi Rocco e Sebastiano, protettori contro la peste, si diffonde in tutta Italia. Il primo documento scritto che fa riferimento alla Chiesa, risale comunque al 1524 ed è il testamento del nobile Antonio Capelli di Chieri il quale donò parte dei suoi averi proprio alla Chiesa di San Rocco.
A differenza delle altre chiese di Magenta, la Chiesa di San Rocco non poté usufruire, se non occasionalmente nel corso dei secoli, dei finanziamenti ecclesiastici e delle donazioni di ricche famiglie dell’epoca. La manutenzione dell’edificio era affidata soprattutto alla manodopera gratuita dei contadini delle campagne circostanti e alle elemosine raccolte fra la povera gente. Anche per questo motivo la Chiesa di San Rocco incontrò diverse difficoltà nel XV e nel XVI secolo ad essere preservata e abbellita come altri edifici della città. Nel XVII secolo, grazie ad importanti disposizioni di S. Carlo, la chiesa venne ampliata e fu aggiunto all’unica parte allora esistente - l’attuale presbiterio - un corpo centrale, costituito da tre navate. Nel 1772 venne realizzata la cappelletta dei morti, dove furono trasferite le salme del cimitero adiacente alla Chiesa. La struttura non subì modifiche significative fino al periodo della dominazione austriaca, durante la quale assunse anche la funzione di ricovero di fortuna per militari. Con la fine del XIX secolo e la soppressione dell’ordine dei Disciplinati l’amministrazione della Chiesa di San Rocco passò alla Parrocchia di San Martino, che decise di utilizzarla solo occasionalmente. Negli anni 1950-1955 Monsignor Crespi promosse una nuova valorizzazione dell’edificio che fu rafforzata dalle disposizioni del Concilio Vaticano II che intendeva dedicare una particolare attenzione alle realtà locali per troppo tempo dimenticate, sebbene così vicine ai cuori della gente. Don Giuseppe Locatelli nel 1978 affidò infine all’Architetto Ernesto Puricelli la ristrutturazione dell’edificio. I lavori inclusero il restauro dell’organo e il recupero di alcune tele, a lungo dimenticate nei depositi, risalenti al ‘500 e al ‘600. Tra di esse di grande pregio sono le rappresentazione della Madonna tra gli Angeli e della Crocefissione del cinquecento e le Nozze di Cana e la Madonna con S. Domenico del seicento.
La Chiesa di San Rocco reca traccia nella sua struttura architettonica dei diversi interventi che, in epoche successive, hanno modificato o completato l’edificio. La coesistenza di diversi stili è dunque una caratteristica naturale e peculiare di questa chiesa. La facciata, che risale alla fine del XVI secolo si presenta tripartita verticalmente con lesene di ordine toscano che separano il portale centrale, sormontato da un piccolo protiro aggiunto successivamente, dai portalini laterali. Il timpano e i due obelischi che sormontano i due estremi laterali della facciata sono invece di ispirazione barocca. Sul lato Est della Chiesa si erge il campanile risalente al XVI secolo, con rifacimenti nella parte superiore effettuati durante il XVIII secolo.
L’interno della chiesa, ad una sola navata con volta a botte di grande impatto, è caratterizzato dalle medesime difformità architettoniche che ne definiscono la facciata. Le cappelle laterali dedicate al Crocefisso e alla Madonna di Ognissanti a destra, e all’Addolorata e a San Sebastiano a sinistra, contengono interessanti tele settecentesche raffiguranti fra gli altri lo stesso San Sebastiano. Il presbiterio è caratterizzato dalla presenza di due altari, il secondo dei quali di epoca tardo-barocca delimita il coro. Altre tele raffiguranti la Sacra Famiglia con i SS. Rocco, Carlo e Francesco, e l'Investitura di un Sacerdote, sono appese alle pareti del presbiterio.
Di grande interesse è anche l’organo realizzato alla fine del XIX secolo dall’artigiano magentino Gaetano Prestinari, caratterizzato da venticinque canne a cuspide disposte secondo gli intendimenti della seconda metà del 1800.
L’altare tardo-barocco che divide il coro dal resto della chiesa è considerato unico in Lombardia per le sue decorazioni in marmi policromi e per i due caratteristici portalini che lo affiancano
Il 18 novembre 1878, la data di realizzazione dell’organo del Prestinari, appare scritta a matita su una tavoletta della secreta.



Torna indietro
eXTReMe Tracker