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I PONTI, I MULINI E I LAVATOI
Ponti
Da sempre fondamentali per lo sviluppo delle comunicazioni e di conseguenza dei territori ad essi adiacenti, i ponti del territorio del magentino hanno conservato nei secoli la loro strategica importanza. Il Ponte napoleonico sul Ticino, costruito nel 1809 e completato nel 1827 sostituiva il precedente guado in prossimità di Boffalora e rappresentava un collegamento diretto fra Milano e Torino e poi verso la Francia.
Ha una lunghezza di 304 metri ed è sorretto da undici pilastri alti nove metri e mezzo. La sua costruzione, interrotta tra il 1813 e il 1823 a causa del ritorno degli austriaci, permise l’utilizzo di macchine e forza lavoro dei territori circostanti e rappresentò un importante sviluppo per tutte le attività, dal trasporto di ghiaia e legname all’occupazione di nuove terre altrimenti abbandonate.
Nel 1836 la realizzazione della nuova strada vercellese, impose la costruzione di un nuovo ponte che venne appunto chiamato il Ponte Nuovo, per distinguerlo dal precedente, allora conosciuto come il Ponte di Magenta e definito in seguito per antitesi il “Ponte Vecchio”. Alla costruzione del Ponte Nuovo fecero seguito la realizzazione degli edifici della dogana in quanto il Ticino separava l’allora Regno di Sardegna dal Lombardo-Veneto. Il Ponte Nuovo fu utilizzato fin nel 1970 come via di comunicazione ferroviaria e stradale. Attualmente, pur mantenendo la struttura originaria, viene utilizzato solo per il passaggio dei treni, mentre altri ponti di più recente costruzione collegano Milano e Torino attraverso l’omonima Autostrada e la Statale 11.

Mulini
Seppur non così diffusi nel territorio del Magentino come in altre zone della Pianura Padana, i mulini hanno rappresentato per un lungo periodo una fondamentale fonte di sostentamento energetico, utilizzati per lo più per le coltivazioni delle campagne circostanti. Durante il XIX secolo si contavano oltre 15 mulini sparsi in varie zone delle campagne circostanti la città, molti dei quali sono stati negli anni abbandonati e ridotti a ruderi. E’ tuttavia ancora possibile osservare alcuni di questi affascinanti impianti nei comuni di Boffalora, Cassinetta, Albairate, Abbiategrasso e, sebbene essi non siano più attivi, gli ingranaggi perfettamente conservati ne permettono saltuariamente il funzionamento a scopo dimostrativo. La conformazione morfologica del territorio di Magenta, più elevato rispetto alla sponda sinistra del Naviglio, non permise in passato la realizzazione di appositi canali per l’utilizzo di mulini. Nonostante ciò furono costruiti alcuni mulini che sfruttavano le acque sorgive, il più antico di
quali è il mulino Crivelli, conosciuto ai giorni nostri come Mulino Ventura.

Lavatoi
Simbolo incancellabile di un recente passato da consegnare con riverente memoria storica alle nuove generazioni, i lavatoi rappresentano uno scorcio delle radici e delle tradizioni del popolo lombardo. Testimonianza viva del patrimonio ambientale delle sponde del Naviglio Grande i lavatoi erano una grande risorsa per i contadini in quanto fornivano acque limpide e correnti per dieci mesi. Nei dintorni di Magenta si possono trovare splendidi esempi a Pontevecchio, Pontenuovo e a Cascina Peralza



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