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Santuario della Beata Vergine dei Miracoli
Santuario della Beata Vergine dei Miracoli Santuario della Beata Vergine
Il 17 aprile 1555 tre bambini, mentre giocavano a bocce, furono testimoni di un evento miracoloso. Uno di loro, il piccolo Giovanni, sordomuto dalla nascita, acquistò improvvisamente udito e parola e indicò ai compagni di gioco la figura del Gesù Bambino che, staccatosi da un ritratto con la Vergine, affrescato sulla facciata della chiesa, scese in piazza a giocare con loro. A quel miracolo ne successero molti altri, documentati ed esposti all'interno del santuario, e presto la chiesa divenne meta di pellegrinaggio. Secondo la tradizione il miracolo avvenne il secondo giovedì dopo Pasqua, giorno in cui ancora oggi viene festeggiata la "Madonna di Corbetta". Durante questa giornata tutti i fedeli che si recano in visita alla sacra effige ricevono l'indulgenza plenaria, come sancito da Papa Pio IV con Bolla Papale del 1562.
Il complesso oggi conosciuto come Santuario Arcivescovile della Beata Vergine dei Miracoli era originariamente una piccola chiesa dedicata a San Nicola, esistente fin dal XIII secolo e ubicata all'esterno delle mura della città in un'area circondata da boschi. Verso la metà del XV secolo l'oratorio fu ristrutturato in stile rinascimentale e venne edificata la cupola a tamburo ottagonale che è rimasta fino ai giorni nostri.
In seguito al miracolo del 1555 la necessità di proteggere li dipinto miracoloso portò alla realizzazione di una cappella per un nuovo santuario, che poggiasse proprio sulla parete affrescata. La cappella fu decorata con affreschi realizzati da Francesco Pessina. Ben presto però le ridotte dimensioni della cappella, inadatta ad accogliere il gran numero di visitatori, portarono a nuovi interventi strutturali, su progetto dell'architetto Vincenzo Seregni. La cappella fu ampliata e venne costruita una scala per facilitare la discesa dei pellegrini. Nuovi interventi di ampliamento e ristrutturazione si successero nei secoli seguenti: nel XVII secolo Fabio Mangone, architetto della Fabbrica del Duomo, assunse la direzioni dei lavori e fece realizzare la balaustra in marmo che anche oggi precede l'altare maggiore; durante il 1700 fu riprogettata la cappella e fu collocato il grandioso altare in marmo nero e bronzo dorato di Carlo Antonio Pozzi. Francesco Croce rriprogettò la facciata mentre Giuseppe Reina e Giovanni Perabò realizzarono tutti gli affreschi interni.
Nel XIX secolo Mosè Bianchi riaffrescò la cupola che era stata precedentemente imbiancata a causa di un epidemia di colera. Nel 1889 la facciata fu completata in stile tardo-ottocentesco da Luigi Moretti che la arricchì con bassorilievi e le statue della fede e della carità sopra il timpano dell'ingresso principale.



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